Rivista

a cura di Gianni Manziega, Lucia Scrivanti 

La verità non è tanto nella parola,
ma negli occhi, nelle mani e nel silenzio.
La verità sono occhi e mani
che ardono in silenzio. 
(C. Bobin, Perosini Editore, Zevio 2000)

1. Nonostante che, oltre la legislazione internazionale sui diritti umani, molte nazioni abbiano creato un corpus di leggi e trattati che impegnano alla tutela dei diritti di ogni uomo, il clima di intolleranza, di sospetto e persino di razzismo che si sta diffondendo nel nostro paese, e non solo, tende a spezzare i vincoli di fraternità che sono alla base di una possibile convivenza pacifica. Il "diverso" fa paura, c'è chi enfatizza improbabili minacce da parte dell'Altro da Noi, chiunque egli sia: il povero che vive ai margini della società, colui che rivendica legittimi diritti negati, l'avversario politico, chi professa una religione definita violenta da quanti per vari interessi rifiutano la logica del discernimento, uomini e donne di culture e tradizioni a noi estranee, lo straniero... Soprattutto lo straniero, in quanto "altro da noi" e perciò tout court pericoloso, nemico da cui difendersi. E aumentano muri, fili spinati, porte blindate... Ma davvero lo straniero rappresenta una minaccia?
Le espressioni "paroni in casa nostra", "prima noi...", rivelano di fatto un concetto di identità chiusa che sussiste e si definisce in contrapposizione a chi non rientra nei canoni. Un "noi" ("io") chiuso diventa necessariamente il rifiuto del "voi" ("tu"). Egoismi e difesa ad oltranza di privilegi acquisiti vengono millantati come diritti inalienabili e intoccabili. "Prima noi"... e gli altri si arrangino e non pretendano di essere aiutati! Non ci si può meravigliare se nel mondo aumenta la ricchezza di alcuni popoli e di alcune fasce sociali all’interno di ogni società, a fronte dell'impoverimento di molti altri.
In questi ultimi anni soprattutto il pensiero femminile ha messo a fuoco un importante significato del concetto di unità: una società coesa non pretende l'uniformità (siamo tutti uguali!) ma si costruisce nell'accoglienza delle differenze culturali. E ciò non riguarda solo le differenze di genere. L'uniformità appiattisce e mortifica, l'accoglienza delle differenze arricchisce. Le differenze accolte distruggono i muri e invitano al dialogo, l'uniformità è facilmente manovrabile da chi occupa i luoghi del potere, e spegne la ricerca.
"Ospitare" lo straniero significa fare spazio a inediti traguardi di pensiero.

2. Una delle fonti della cultura occidentale è indubbiamente la Bibbia. Essa narra di un popolo che lentamente fa propria, all'interno di un travagliato cammino di libertà e pur nelle evidenti contraddizioni di ogni vicenda umana, la parola annunciata dai profeti e compresa come Parola di Dio. Quando gli ebrei fuggiti dall'Egitto raggiungono la terra promessa, viene loro impedito di mantenere dei contatti con i cananei, a causa dell'idea di "elezione", che sta alla base dell'identità di Israele (Deuteronomio 7,1-6). Ma fin dagli inizi - una perla di saggezza profetica - viene loro proposto il comando del Signore: "Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come uno che è nato fra voi; tu l'amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d'Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio, che vi ho fatto uscire dalla terra d'Egitto" (Levitico 19,33-34). L'alleanza di Israele con il Signore si basa sull'amore solidale. Un corretto rapporto con Dio e la sua Parola non può prescindere dall'amore del prossimo, che include anche lo straniero. In questo mondo, in cui nessuno può vendere e acquistare per sempre un pezzo di terra "poiché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti" - dice il Signore (Levitico 25,23).
Gesù porta a compimento il travagliato cammino di un popolo che ha difficoltà a riconoscere come prossimo, e quindi da amare “come se stessi”, chiunque sia "altro/a da me". Senza aggettivi, l'altro, compreso il nemico. Ci sono stupende pagine dei vangeli che raccontano di un Dio misericordioso, di fronte al quale tutti siamo stranieri, bisognosi di accoglienza, e che costringe i discepoli ad essere accoglienti nei confronti del debole, dell'orfano, dello straniero. La parabola del buon samaritano (Luca 10,30-37) indica la misericordia verso lo straniero ferito e abbandonato, come la corretta interpretazione del comandamento dell'amore, ordinato al sogno di Dio, alla realizzazione del suo regno.

3. Sono le relazioni fraterne di uomini e donne tra di loro che costruiscono la comunità. La vera ricchezza di una società non si misura sul Pil o sul calcolo dell'inflazione, ma sulla qualità dei rapporti e sul reale riconoscimento della dignità di tutti/e: non ha senso il "prima noi", bisogna che il "noi" abbracci l'umanità tutta intera, con un particolare sguardo sui poveri, gli affamati, "gli scarti dell'umanità", come direbbe il coraggioso profeta Papa Francesco. Non c'è futuro di pace se vengono emarginate intere popolazioni, se i miseri vengono abbandonati al loro destino. Basta inutili piagnistei farisaici - da qualunque parte provengano - nei confronti di chi muore per fame, per la guerra, o perché una carretta del mare affonda tra le onde consegnando alla morte decine, centinaia di vite umane...
"La verità sono occhi e mani che ardono in silenzio". La risposta al dolore dell'umanità disperata è fatta di gesti e di sguardi che abbattono muri, i muri di pietra e di filo spinato, i muri del rancore, del pregiudizio e dell'indifferenza.

 

"Ricordati che sei stato straniero"

Contributi di

 Beraldo, Bolpin, Cavallari, Forlati Picchio, Goisis, Levi Della Torre, Macchi, Manziega, Morandini, Naso, Puppini, Ricca, Salvarani, Savogin, Scrivanti, Ska, Torre...

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