E ci affida un insopprimibile compito: assumere la quota parte di responsabilità che ci spetta in qualità di cittadini.

Venezia …., è bella perché funziona, cioè pone le sue parti in informazione reciproca coerente, e tutta sé stessa in informazione con noi, fa in modo che esse diventino segni, crea delle significazioni che hanno valore di fondazione. Così Sergio Bettini, storico dell’arte, in : Venezia nascita di una città, indica nella reciprocità di informazioni tra le parti, nella coerenza del luogo i valori fondativi di una intera civiltà. Quella che noi potremmo definire come l’originaria corrispondenza tra forme, funzioni, dimensioni, dinamiche caratterizzanti la vita della città. In essa ogni cosa si rivela, sin dall’origine, nella misura, nel ritmo, nell’ordine di fondo che ne regola le dinamiche. Ascoltiamo il movimento scandito dal respiro delle maree, quel saliscendi di acque, in sincronia con l’orbitare dei corpi celesti, che sin dall’inizio i primi abitanti hanno utilizzato in funzione difensiva, protettiva, risanatrice.

Quello stesso gioco di acque ha conferito un disegno unico e irripetibile al suo habitat, riconoscibile nella disposizione dei suoi elementi naturali (isole, paludi, barene), nelle attività antropiche, nelle opere architettoniche e artistiche che sembrano scaturire dalle acque dell’estuario, loro sede “naturale”. Il movimento dei convogli mercantili in entrata ed uscita in passato scandivano l’alternarsi delle stagioni e sembravano voler unire, in un abbraccio ideale, mondi opposti, oriente ed occidente, terraferma e avan-mare, Europa e Mediterraneo.

Al movimento giornaliero di marea fa da contrappunto quello scandito dal passo dei cittadini: frettoloso, deciso e sicuro nelle ore del mattino. Più disteso, rilassato, quello che, sul finire della giornata, si perde in lontananza, confuso con le voci dei passanti, e si ascolta volentieri dalla propria stanza prima di addormentarsi.

La città si lascia attraversare facilmente grazie all’apertura di nuove vie pedonali, all’imbonimento dei canali e dei rii, ai suoi ponti percorribili ad occhi chiusi, tanto sono familiari. Al regolare servizio di traghetto.

Le sue strade ci raccontano storie di uomini e luoghi, di arti e mestieri, di vite vissute all’aperto, che il tempo ha mutato. Le più antiche sembrano non voler giungere da nessuna parte, in realtà annunciano che si è giunti nel ventre della città. Altre più recenti raddrizzate per condurre più direttamente alla parte monumentale, commerciale e terziaria. Qualunque percorso rivela scenari che si spalancano, passo dopo passo, davanti agli occhi. Specchi d’acqua che riflettono luci e colori del momento. Qualcosa cambia sempre di fronte a noi.

Le case, rivolte sulle rive, in doppia fila, formano unità abitative che acquistano una personalità inconfondibile e che danno continuità agli edifici. E tra calli, campielli ed altri luoghi ci si incrocia, si scambia un saluto, una battuta, il piacere dell’incontro inatteso. Brevi pause, strappate ai molti impegni quotidiani, che danno sapore alla giornata. E’ proprio in questi frammenti di tempo e spazi che risiede il segreto della città. Nella capacità di reinventarsi, rivelandosi ogni volta differente.

La città si è dovuta difendere da aggressioni, epidemie, mareggiate, alluvioni. Legati da un comune destino, dalle stesse pratiche contro le esondazioni fluviali che travolgono abitazioni e coltivazioni, compromettendo il frutto del lavoro di anni, gli abitanti del bacino lagunare e delle Riviere fluviali (Brenta, Sile, Piave) hanno vissuto i medesimi sentimenti, preoccupazioni e paure simili, per circa un millennio. 1

Oggi destini differenti sembrano segnare le località della gronda da quelle dell’estuario. Ma a tenere strettamente legate le rispettive comunità saranno le occupazioni di sempre, la cura per i beni comuni, le colture, gli edifici i monumenti, testimonianze di un patrimonio sedimentato di conoscenza, saggezza, esperienza. Occorre operare come corpo unitario per ben governare Acque Terre e Genti. Per ricondurre ad unità il complesso sistema di fiumi, reti viarie, centri urbani. Ma è a monte che si formano i primi accumuli di materiali alluvionali rovinosi. Lassù si decidono le sorti delle popolazioni di pianura. Giù a valle, il danno si farebbe irreparabile. La modernità dapprima prudente e discreta si fa poi travolgente. Con le sue innovazioni apporta miglioramenti alla viabilità, nuovi stili edilizi, servizi, nuove attività produttive e commerciali. Venuta meno la forza magnetica sul versante marittimo, la città decide di volgersi verso l’entroterra e aprirsi a nuove relazioni verso le capitali del continente. Gli interventi dell’età industriale mutano indirizzo. Sconvolgono disegno, funzioni e ritmi del sistema di terre e acque. Compromettono la salute dei cittadini, dei lavoratori e, forse in modo irreversibile dell’ecosistema lagunare. Oggi Venezia deve contrastare una modernità poco incline alla misura, al ritmo cadenzato del passo sul selciato, o del remo che fende il pelo dell’acqua. Un malinteso senso del progresso disconosce le originarie corrispondenze, la singolarità dei luoghi, lo stesso spirito che ha animato per secoli il governo di questi luoghi. Il divorzio tra forme e funzioni disunisce il suo più intimo impianto.

Unica, irripetibile, imperfetta perché modellata dalle dita dell’artigiano pezzo a pezzo, intarsio per intarsio (non dallo strumento meccanico). Levigata in ogni angolo dall’usura del tempo che smussa, giorno dopo giorno spigoli, parapetti, ringhiere, balaustre. Si trova sottoposta ad un logorìo che non ha nulla di fisiologico. Sembra votata ad una inesorabile erosione per i natanti di ogni sorta che ingorgano canali e rii, per gli smisurati mezzi di navigazione che la attraversano. Per le straripanti folle di visitatori che la gremiscono, in ogni suo angolo, anche il più remoto. Ora la città sembra voler lanciare una sfida a tutti noi, chiederci di essere riportata alla sua giusta misura. Restituita alla sua missione di sempre: ambasciatrice della città futura. Ristabiliamo l’equilibrio demografico, condizione per la ricostituzione di un tessuto di relazioni sociali, umane. Difendiamo il patrimonio monumentale ed abitativo. Ripristiniamo le originarie corrispondenze.

In questo, in fondo, confidiamo risieda il suo e il nostro avvenire.

Venezia 21 novembre 2016